preoccupazione per norma su telemarketing


Antonello Soro, Garante per la Privacy, ha rilasciato a Zeus News la seguente dichiarazione:

“Suscita sconcerto e preoccupazione la norma, contenuta nel testo del Ddl concorrenza, relativa al telemarketing. Essa elimina il requisito del consenso preventivo per le chiamate promozionali, “liberalizzando” il fenomeno del telemarketing selvaggio e prevedendo come unica forma di tutela dell’utente la possibilità di rifiutare le sole chiamate successive alla prima”.

“Si tratta di una soluzione diametralmente opposta a quella – fondata sul previo consenso all’interessato – ampiamente discussa nella Commissione di merito dello stesso Senato, indicata dal Garante e, in  apparenza, largamente condivisa”.

“La norma peraltro risulta incoerente con la linea di maggiore tutela seguita dalla stessa Commissione nell’ambito dell’esame del Ddl sul Registro delle opposizioni”.

“Prendo atto del fatto che ancora una volta il legislatore intervenga sul Codice della privacy nel segno dell’estemporaneità, rendendo ancora più difficile l’attività di contrasto delle incontenibili violazioni in questo settore”.

Zeus News ha ricevuto anche il commento di Vincenzo Donvito, presidente Aduc:

“Nel ddl concorrenza c’è anche il telemarketing, che è ritornato ad essere legalmente terra di nessuno. “Legalmente”, per l’appunto. Perché se con le nuove norme (che il Garante della Privacy giustamente attacca) non c’è più bisogno del consenso per telefonarti in qualunque momento per proporti tutto ciò che è vendibile, non è che prima -quando il consenso era obbligatorio (solo per il telefono fisso)- ti risparmiavano. Lo facevano lo stesso: i venditori violavano la legge e contavano sul fatto che siccome per farsi valere era abbastanza macchinoso e costoso, il costo di quei pochi che ricorrevano e a cui veniva riconosciuta ragione, era serenamente sopportabile”.

“È uno dei peggiori aspetti della cosiddetta nuova economia: giocare all’ingrosso, con la legalità che è solo un optional rispetto al business, disposti a violarla e pagarne lo scotto: il business che entra dall’illegalità è comunque molto superiore al costo delle sanzioni per le violazioni. Tutto questo è accaduto perchè le sanzioni delle Autorità preposte in merito (Antitrust e Garante Privacy, per eccellenza) sono ridicolmente basse e pagabili (quando non sono anche ridimensionate o annullate dai vari ricorsi al Tar o Consiglio di Stato) rispetto agli introiti complessivi dal business da telemarketing; come una sorta di pedaggio/tassa/pizzo per il proprio business”.

“Abbiamo sempre chiesto sanzioni collegate in percentuale al fatturato di chi violava le norme, sì da far pensare due volte a chi voleva continuare in questo uso economico dell’illegalità, ma siamo sempre stati ignorati. Bene, oggi il Parlamento e il legislatore ci hanno messo una pietra sopra. Hanno deciso che l’illegalità divenga legalità, e l’hanno deciso contro i consumatori e la loro serenità di ascolto e giudizio, senza la quale sono violentati nella loro funzione socio-economica”.

“La vecchia norma limitava la richiesta di consenso solo per i telefoni fissi, e in diversi chiedevano che fosse esteso anche ai portatili. Ma evidentemente le aziende di telemarketing e i loro utilizzatori “pagano” di più dei consumatori. E il nostro governo/legislatore sembra essere più sensibile a chi paga e non al diritto alla serenità. Prendiamone atto”.

Fonte ZEUS News – http://www.zeusnews.it/n.php?c=25259

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